Brendan Johnston ha domato 200 miglia di pioggia, vento e fango all’Unbound Gravel, conquistando un miglior risultato in carriera con il quarto posto nella competizione gravel più prestigiosa al mondo. In rappresentanza del team Giant gravel, Johnston ha gareggiato sulla Revolt prototype con ruote prototype CADEX, ottenendo un piazzamento sudato in una giornata caotica che ha visto molti dei favoriti ritirarsi. «Unbound Gravel non è mai una gara lineare, e l’edizione di quest’anno ha offerto alcune delle condizioni più impegnative che abbia mai affrontato», ha detto Johnston, secondo tra i concorrenti del Life Time Grand Prix e ora quarto in classifica generale della serie dopo due delle sei prove. «Dopo il quinto posto ottenuto qui nel 2025, volevo migliorare quel risultato. Nonostante la giornata caotica, sono riuscito a conquistare il quarto posto contro uno dei campi più forti del gravel racing».
La giornata del 34enne australiano è stata tutt’altro che semplice. La gara è partita a un ritmo implacabile e Johnston è stato più volte costretto a rientrare sul gruppo di testa dopo una serie di imprevisti iniziali. Ha dovuto recuperare ripetutamente prima di ristabilire una posizione solida. Quando un’attacco decisivo di tre corridori ha finalmente lasciato il gruppo, Johnston non è riuscito a seguirlo e ha dovuto ricalibrare la sua strategia. «Le ultime ore sono state tra le più dure che abbia passato in sella», ha raccontato. «Senza un gruppo con cui lavorare e con condizioni in peggioramento, è diventato fondamentale restare concentrati e sfruttare al massimo la posizione che avevo. Tagliare il traguardo al quarto posto è stato estremamente soddisfacente, viste le difficoltà affrontate durante la giornata».
In tutto questo, Johnston ha sottolineato il ruolo decisivo della bici e dell’equipaggiamento — incluso il nuovo casco Giant Pursuit — nel suo risultato. «Uno degli aspetti più positivi dell’evento è stata la resa dell’attrezzatura», ha aggiunto. «La nuova Revolt prototype di Giant è stata eccezionale dall’inizio alla fine. In condizioni che hanno messo in evidenza le debolezze ovunque, la bici mi ha dato fiducia, comfort e velocità per tutta la giornata. Abbinata al nuovo set di ruote CADEX, il pacchetto ha funzionato perfettamente e mi ha permesso di restare competitivo nonostante tutto ciò che la gara ci ha riservato».
I GRANDI QUATTRO DI GIANT
Giant è stata ben rappresentata anche nel resto del gruppo. Floris de Tier dello Swatt Club — veterano belga che ha trascorso anni ai vertici del ciclismo su strada prima del passaggio al gravel — ha fatto il suo debutto all’Unbound Gravel e ha ottenuto un impressionante 11° posto a bordo di una Revolt Advanced Pro equipaggiata con CADEX WheelSystem. È rimasto vicino alla testa per tutta la gara, trascorrendo gli ultimi 70 miglia in un gruppo che lottava per la top-10. «Qualche anno fa avevo detto che, terminata la mia carriera su strada, volevo passare al gravel», ha spiegato de Tier. «Parlavo di Unbound da anni, e ora finalmente ero qui. Mi sono sentito bene per tutta la gara e sono sempre stato posizionato davanti. Nell’ultimo 100 km ero in un gruppo che lottava per i posti dal quinto all’undicesimo, una bella posizione in cui trovarsi. Ma a 20 km dalla fine ho dovuto lasciare andare il gruppo perché ero completamente a secco. Che esperienza! Una gara di 200 miglia, non avevo mai corso una distanza così lunga prima. E quale edizione dell’Unbound: meteo avverso e fango ovunque. Semplicemente incredibile!»
L’americano Cole Paton, in funzione di supporto a Johnston, ha chiuso al 36° posto. L’italiano dello Swatt Club Matteo Fontana, anche lui in sella alla Revolt prototype con ruote CADEX, ha terminato in 38ª posizione.











